a cura della Compagnia Liberitutti e Genova Flamenco
Testo e regia di Fiorella Colombo, adattamento teatrale dell’omonima fiaba narrata in “Donne che corrono coi lupi” di Clarissa Pinkola Estés
Coreografie, scelta musicale e danze di Bruna Learchi, costumi di Valentina Musso, scenografia a tela dipinta di Elisabetta Lodoli
Spettacolo di teatro e danza, per onorare la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza sulla donna
con le ballerine di Genova Flamenco: Bruna Learchi, Serena Lisi, Valentina Musso, Ludovica Salvi, Martina Sieni, Aurora Spissu, Angelica Trucco
e le attrici della Compagnia Liberitutti: Fiorella Colombo, Mirea Dosi, Alice Pellegrini, Eleonora Vita
Può una fiaba salvarci da un amore sbagliato o tossico? Può uno spettacolo prevenire la violenza di genere?
Uno spettacolo danzato e narrato, che ripercorre l’omonima fiaba, dedicato a coloro che vogliono recuperare la propria pelle-anima e ritornare a “casa”. A chi ha passato troppo tempo lontano dalla propria natura, perso nel bisogno di aderire alle aspettative altrui per essere amato, a chi è caduto nella trappola dell’annientamento con amori sbagliati, a chi ha subito o assistito a violenze senza riuscire ad intervenire, a chi sente il richiamo, a chi vuole unirsi a noi in quest’epoca di grandi cambiamenti, dedichiamo queste danze e questi versi, invitando tutti i presenti a spogliarsi dei ruoli e delle aspettative, a restare nudi di fronte alla propria pelle-anima.

“Pelle di foca, Pelle d’anima” è una riflessione poetica e potente sulla libertà femminile e sul ritorno a sé, ispirata al simbolismo profondo della fiaba di Clarissa Pinkola Estés. Mediante il linguaggio del teatro e della danza lo spettacolo affronta il tema della perdita e della riconquista della propria identità, invitando il pubblico a riconoscere la forza trasformativa delle ferite e a intraprendere un cammino di rinascita.

È questo il tempo del ritorno a sé stessi!
“Questo spettacolo vuole andare al di là della vecchia concezione duale vittima/carnefice per riporre il potere della scelta e della costruzione della propria vita in mano a ciascuno di noi. E non importa se noi lo definiamo “positivo” o “negativo”, perché tutto ciò che accade è a servizio del nostro viaggio nella Vita, tutto ciò che attraiamo non “ci capita” per caso, ma per una serie di azioni, decisioni, scelte consapevoli o inconsapevoli intraprese, magari anche da chi ci ha preceduto, che portano ad effetti precisi. Anche questa volta il messaggio che vuole lanciare questa rappresentazione teatrale non è “me contro te”, “buono contro cattivo”, “maschile contro femminile” e viceversa, ma vuole alzare il livello di coscienza: non c’è separazione, ma tutti siamo parte del progetto divino in noi, tutto è Uno. I personaggi e gli archetipi di riferimento, le situazioni, le reazioni, gli schemi comportamentali, che questa bellissima fiaba vuole narrare sono già dentro ognuno di noi: la donna, l’uomo, il figlio, la nonna, gli antenati. La voce di Oruk, il figlio della donna, che salverà la propria madre liberandola dalle catene, è la voce dell’Anima che, dopo questa dolorosissima, ma importantissima lezione, sta chiamando per ritornare a Casa. Il ritorno è il viaggio di espansione, dopo aver sperimentato il “luogo dell’assenza”, alla ricerca del proprio vero Sé.” (Fiorella Colombo)



LA VIOLENZA DI GENERE RACCONTATA A SCUOLA
Portare uno spettacolo sul tema della violenza di genere a scuola offre ad ogni studente strumenti per riconoscere e costruire relazioni rispettose, equilibrate e consapevoli, aiuta i ragazzi e le ragazze a riconoscere emozioni, limiti, consenso, gestione del rifiuto. Lo spettacolo è adatto per essere portato nelle scuole secondarie di secondo grado, con tavola rotonda finale, per poter riflettere su alcuni temi che scaturiscono dalla rappresentazione e rispondere alle domande degli studenti. Tra giovani e giovanissimi emergono forme di violenza di genere, che essi non reputano tali, ecco perché nasce la necessità di parlare con loro attraverso il teatro e la fiaba scelta, che possono fungere da mediatori per temi così complessi e delicati. Parlare di violenza per comprenderla significa poterla prevenire, passando dalla cultura e dall’educazione all’affettività attraverso la scuola. Questo spettacolo non tratta di femminicidi, n’è di violenze fisiche estreme, ma viaggia su quel filo sottile, fatto di frasi, di parole, di atteggiamenti comuni tra i giovani, e non solo, tipici di chi agisce/subisce violenza psicologica, manipolazione, persecuzione, stalking, violenza digitale.
Il corpo di ballo: Genova Flamenco di Bruna Learchi
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* Le foto di questa pagina sono di Elena Garibaldi (instagram: dronefotography7)




